Contratti internazionali

Contratto di Compravendita Intenazionale
Il Contratto di Compravendita nel Diritto Internazionale

L’esportazione o importazione di prodotti o servizi richiede normalmente il consenso scritto delle due parti (acquirente e venditore) su diversi aspetti. 

 Questo accordo si concretizza, in genere, in un contratto di vendita internazionale, che ha come obiettivo quello di allocare le spese e i rischi tra il venditore e l’acquirente. Saper padroneggiare la redazione del contratto di vendita internazionale è fondamentale per semplificare gli scambi e, soprattutto, per evitare controversie. 

Inoltre,  le imprese che utilizzano modelli standard contrattuali dovrebbero tenerli aggiornati. Ciò è particolarmente importante oggigiorno, alla luce degli effetti e dei nuovi rischi derivanti dalla crisi pandemica e dai nuovi scenari geopolitici. 

 

Come redigere un contratto di vendita internazionale 

Per preparare un contratto di vendita internazionale, si può operare in due modi: 

 

  1. Definendo l’offerta commerciale e inviandola al cliente per accettazione, unitamente alle condizioni generali di vendita
  2. Definendo gli elementi commerciali all’interno di un contratto di compravendita internazionale che le parti dovranno sottoscrivere o comunque accettare. 

 

Condizioni generali di vendita e contratto di compravendita internazionale: le differenze 

Le condizioni generali di vendita consentono alle imprese di definire il quadro giuridico dei loro rapporti commerciali. Le condizioni generali di vendita sono specifiche per ciascun esportatore. Definiscono i doveri dell’acquirente consentendo all’esportatore di difendere i propri interessi. 

Le condizioni generali di vendita di un’impresa non sono generalmente modificabili dalla controparte che può solo aderirvi. Di conseguenza, la negoziazione dell’acquirente riguarderà unicamente i termini commerciali della proposta.  

Naturalmente, per vincolare la controparte internazionale, le condizioni generali devono essere scritte in inglese o in una lingua che la controparte comprende. 

Tuttavia, può accadere che l’acquirente non accetti le condizioni generali del venditore o che, a sua volta, proponga le proprie condizioni generali di acquisto. Se le parti si trasmettono ciascuna le proprie condizioni generali di vendita e/o di acquisto,  si può avere un’obiettiva incertezza sull’accordo ed un cortocircuito che, a livello internazionale, prende il nome di “battle of forms”. La mancanza di condivisione reciproca può dunque portare a un conflitto che sarà il giudice o l’arbitro a risolvere in base ai suoi canoni interpretativi, con risultati non prevedibili per le parti. 

Dove il valore in gioco e le questioni da affrontare sono molteplici, non è sempre possibile usare le condizioni generali ed è preferibile che le parti negozino e firmino il testo di un contratto di compravendita internazionale, anche per ovviare ai predetti inconvenienti.  

 

Vantaggi delle condizioni generali di vendita e dei contratti di compravendita internazionale 

In ogni caso, le condizioni generali di vendita e i testi contrattuali definiscono importanti aspetti che riducono i rischi di mancato pagamento o di contenzioso, quali: le modalità di pagamento,  i termini di garanzia, le responsabilità per inadempimento, il diritto di sospendere, risolvere il contratto o rivedere il prezzo, la legge applicabile e il giudice o l’arbitro che può decidere la controversia. 

 

Quando trasmettere le condizioni generali o concludere il contratto di compravendita internazionale 

Bisogna che il cliente sia messo a conoscenza delle condizioni generali di vendita prima della sua accettazione dell’offerta. Diversamente, le condizioni generali di vendita non sono vincolanti ed utilizzabili in un’eventuale controversia. 

In pratica, è sbagliato trasmettere le condizioni generali di vendita o, comunque, un qualsiasi testo contrattuale, dopo l’accettazione dell’ordine da parte del cliente o, addirittura, riportare le condizioni generali di vendita solo nella fattura o sul proprio sito web. 

Il cliente potrebbe legittimamente ritenersi non vincolato a dette condizioni.  

Anche se in ambito internazionale, le leggi di molti Stati e, in particolare, di quelli che hanno aderito alla Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di beni, non è sempre necessaria una sottoscrizione formale del contratto, è pur sempre necessario dimostrare l’esistenza e la portata dell’accordo. 

 

La conoscenza del cliente e le frodi 

È poi sempre consigliabile, prima di avviare qualsiasi negoziazione, raccogliere informazioni sulla controparte e su chi sta negoziando per la controparte, per non incorrere in truffe sempre più frequenti a livello internazionale, agevolate anche dalla tecnologia. 

 

Gli elementi del contratto internazionale di vendita 

Per concludere l’accordo è sufficiente il consenso sugli elementi ritenuti essenziali dalle parti di un contratto di vendita internazionale, elementi che, di regola, sono presenti nell’ordine e nelle conferme d’ordine scambiati per email, quali: specifiche del prodotto, prezzo e pagamento, quantità, data e modalità/luogo di consegna. 

Tuttavia, è molto pericoloso e sconsigliabile vendere o acquistare dall’estero solo sulla base di questi pochi elementi definiti nell’ordine e nella conferma d’ordine, senza un contratto o delle valide condizioni generali di vendita accettate dal cliente; condizioni e clausole che tra le altre cose definiscano la legge applicabile al contratto e il giudice o l’arbitro che decida in caso di controversia. 

 

Quadro giuridico della vendita internazionale di merci 

La maggior parte degli ordinamenti – anche se con importanti eccezioni – riconosce alle parti di una compravendita internazionale la possibilità di disciplinarne il contenuto. Quando si va a definire una vendita internazionale, è importante indicare la legge applicabile al contratto di compravendita ed anche scegliere il giudice chiamato a decidere in caso di controversia. Se questi elementi non sono definiti prima nel contratto o concordati tra le parti, si va incontro a molti rischi nella fase esecutiva dello stesso.  

Il rischio è in parte mitigato da regole internazionali il cui obiettivo è di armonizzare e semplificare gli scambi internazionali, in particolare per quanto attiene a: 

  1. Diritti e doveri delle parti;
  2. Oneri e ripartizione rischi dei trasporti;
  3. Pagamenti e garanzie internazionali 

Chi negozia o redige un contratto internazionale di vendita di beni dovrebbe conoscere l’insieme di norme e regole qui brevemente descritte. 

 

Diritti e doveri delle parti: la Convenzione di Vienna 

La Convenzione di Vienna, elaborata nell’aprile del 1980, sotto l’egida delle Nazioni Unite, disciplina i diritti e gli obblighi delle parti agli scambi internazionali di merci e costituisce dunque la normativa di riferimento in materia di commercio internazionale. Annovera oggi 95 Paesi firmatari, tra cui l’Italia, gli Stati Uniti, la Cina, la Turchia, molti Stati europei, ma non UK, India e i Paesi arabi. Si applica in caso di problemi o lacune del contratto di vendita internazionale, se: 

– le  parti di tale contratto l’hanno richiamata nel loro contratto; ovvero 

– le parti del contratto hanno sede in Stati firmatari della Convenzione di Vienna o  

– il giudice o l’arbitro chiamato a decidere la controversia commerciale determina l’applicazione della legge di uno Stato aderente alla Convenzione.  

Nel contratto di compravendita internazionale, le parti possono richiamare espressamente la Convenzione ma possono altresì escluderne l’applicazione.  

In concreto, le imprese che desiderano sviluppare un’attività internazionale devono conoscere il sistema legale dei Paesi target e la Convenzione di Vienna, e, a partire da queste informazioni, creare i propri adeguati modelli di contratto di vendita internazionale o di condizioni generali di vendita. 

È tuttavia importante sempre indicare la legge applicabile al contratto in caso di controversia, perché  

 

Incoterms 

Gli Incoterms rappresentano oggi i termini base per la logistica internazionale. Permettono di ripartire le spese e i rischi dell’instradamento della merce tra il venditore e l’acquirente. 

Gli incoterms devono essere espressamente e correttamente richiamati nel contratto di vendita internazionale di merci. 

Gli incoterms, per quanto fondamentali, non coprono alcuni importanti aspetti quali il passaggio della proprietà della merce, l’inadempimento contrattuale e la possibilità di trattenere la merce se il cliente non paga. Detti aspetti vanno definiti nel contratto o nelle condizioni generali di vendita internazionale. 

 

I pagamenti e le garanzie internazionali 

I pagamenti nel contesto internazionale avvengono tramite sistema bancario. 

Le banche, tuttavia, operano nell’ambito di regole anche sovranazionali molto stringenti che possono rendere difficile o impossibile il pagamento: basti pensare alle sanzioni economiche internazionali e al recente blocco delle banche russe e/o dei conti bancari di persone e imprese russe disposto dall’UE in reazione al conflitto russo-ucraino. 

Si tratta di insiemi di regole molto complesse e in continuo mutamento (Onu, UE, USA, Cina)… 

Aggiungasi, poi, che il pagamento con l’estero è spesso regolato tramite credito documentario, una forma di pagamento tecnica che fa riferimento alle norme elaborate dalla Camera di commercio internazionale di Parigi, ICC UCP 600.  

La stessa Camera di Commercio ha poi elaborato delle regole internazionali uniformi che si applicano agli strumenti di garanzia (ICC Uniform Rules for Demand Guarantees – URDG 758/2010, ICC International Standby Practices – ISP 98 590/1998). 

Tali regole facilitano le operazioni di pagamento ma, come per gli Incoterms, a condizione che siano correttamente richiamate nel contratto internazionale di vendita. 

LEX IBC può aiutarvi a redigere i vostri contratti di vendita internazionale e le condizioni generali di vendita, nonché assistere la vostra impresa nella negoziazione dei contratti con l’estero e supportare la vostra impresa al meglio nella risoluzione delle contestazioni e controversie con clienti e fornitori. 

 A questo link troverete un modello di Contratto di Compravendita Internazionale.

 

Recupero Crediti
Recupero Crediti: la procedura definita dalla legge

Per recuperare un credito, occorre seguire la procedura definita dalla legge che varia in funzione del tipo di credito che si intende far valere. Per recuperare più velocemente un credito di somme di denaro, è necessario che detto credito sia certo e, possibilmente, già liquido ed esigibile. 

Un credito si definisce certo, quando il creditore dispone degli elementi che attestano l’esistenza del credito e del suo diritto a ricevere la somma dovuta. Il creditore deve essere in possesso del contratto o, deve poter dimostrare che c’era l’accordo con il debitore. Ad esempio, se si tratta di un credito commerciale, deve poter dimostrare di aver emesso regolare fattura a fronte di una fornitura di merce. 

Il credito è sicuramente certo se l’obbligo di pagare una somma di denaro è già previsto in una sentenza, in una scrittura privata autenticata o in un atto pubblico notarile, in una cambiale o in un assegno e negli altri atti e titoli di credito previsti dalla legge. In questi casi, il creditore dispone già di un titolo esecutivo, cioè di un titolo che gli permette di aggredire i beni del debitore, essendo già il suo credito accertato e riconosciuto. 

È liquido il credito di una somma di denaro determinata o determinabile. Il credito commerciale è un credito normalmente liquido, in quanto viene pattuita la somma di denaro quale corrispettivo di una prestazione contrattuale, come ad esempio una fornitura di beni o di servizi, una prestazione di natura professionale o l’esecuzione di lavori.

Il credito è illiquido quando non ne è determinato l’ammontare come nel caso di un sinistro stradale o di un altro fatto illecito che obblighi la controparte al risarcimento del danno; in tal caso, l’ammontare esatto dovrà essere determinato dal giudice o, tramite accordo delle parti. 

Infine, un credito si definisce esigibile, quando non è sottoposto a condizioni o a termini. Ad esempio, se le parti hanno convenuto un determinato termine di pagamento, il credito diverrà esigibile allo scadere di tale termine e da quel momento il creditore potrà normalmente agire per il recupero del credito. 

 

Procedure di Recupero del Credito in Italia e nella Normativa UE  

Procedure di Recupero Crediti in Italia 

Le normative che riguardano il recupero del credito in Italia sono principalmente contenute nel codice di procedura civile 

Come abbiamo visto, i crediti di somme di denaro già riconosciuti tramite sentenza, scrittura privata autenticata o atto pubblico notarile, o risultanti da assegno o cambiale, sono già incorporati in un titolo esecutivo, cioè un titolo che consente al creditore di aggredire i beni del debitore. 

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la procedura di recupero credito in Italia richiede diversi passaggi così schematizzabili: 

1. Intimazione di pagamento/ messa in mora: il creditore deve intimare il pagamento del credito per iscritto al debitore entro una certa data. 

 

2. Riconoscimento giudiziale del credito/ formazione del titolo esecutivo:
Se il debitore non adempie spontaneamente, allora il credito deve essere riconosciuto giudizialmente per poi poter essere recuperato coattivamente nei confronti del debitore, nelle forme previste dalla legge.  

Qui vi sono sostanzialmente due strade:  

2a) la procedura  per decreto ingiuntivo, se il credito è liquido e se ne può dare la prova scritta richiesta dalla legge; 

2b) una causa ordinaria, a cognizione piena o sommaria, negli altri casi. 

Si precisa comunque che, se il debitore si oppone al decreto ingiuntivo, anche in questo caso, si instaurerà una causa ordinaria, ad esito della quale il giudice potrà riconoscere o meno il credito.

3. Procedure extragiudiziali/ Mediazione e negoziazione assistita In certi casi, il legislatore italiano – allo scopo di deflazionare il contenzioso – ha previsto forme alternative di risoluzione delle controversie, quali la negoziazione assistita e la mediazione. In certe materie, non è possibile iniziare una causa ordinaria senza aver prima tentato una delle suddette procedure previste per legge. Gli accordi raggiunti in mediazione e in negoziazione assistita costituiscono titolo esecutivo e, se non adempiuti, danno diritto al creditore di iniziare l’esecuzione forzata. 

Con la legge delega n. 206/2021, approvata il 25 novembre 2021, ora in fase di attuazione, sarebbe in progetto un riordino delle procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie in un vero e proprio “Testo Unico degli Strumenti Complementari alla giurisdizione”, applicabili obbligatoriamente in una serie più ampia di materie, a fronte di maggiori incentivi per le parti, sotto forma di credito d’imposta.  
 

4. Recupero coattivo del credito: esecuzione forzata 

Solo se il creditore, come abbiamo visto nelle fasi precedenti, si è munito di un titolo esecutivo, è possibile l’esecuzione forzata sui beni del debitore, nelle forme del pignoramento di beni mobili, immobili, autoveicoli e altri beni registrati, pignoramento di crediti o altri assets (ad esempio, azioni o quote di società) del debitore. 

 

Procedure di Recupero Crediti nell’UE 

Anche il legislatore UE ha previsto, seppur solo in maniera volontaria, il ricorso agli strumenti di mediazione, anche online, tra consumatori e professionisti, in particolare per quanto riguarda le controversie tra i consumatori e gli e-commerce. 

Nell’ambito del diritto civile e commerciale, nell’UE sono stati emanati una serie di regolamenti e direttive volti a favorire  il recupero trasfrontaliero giudiziale dei crediti che hanno previsto: 

 

1) Un’uniformazione dei termini di pagamento a 30 giorni e nel calcolo delle spese ed interessi, anche applicabili alle Pubbliche amministrazioni debitrici (Direttiva  2011/7/UE del 16 02 2011)

 

 

2) Titolo esecutivo europeo, valido per l’esecuzione in tutti gli altri Stati dell’UE 

Le decisioni giudiziarie, le transazioni giudiziarie e gli atti pubblici relativi a crediti non contestati che rispettino determinati requisiti possono circolare liberamente tra gli Stati comunitari ad eccezione della Danimarca (Regolamento n. 805/2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati). Il titolo esecutivo europeo è un certificato che accompagna la decisione, l’atto pubblico o la transazione emessi in uno Stato membro, certificato direttamente riconosciuto nello Stato del debitore dove deve essere iniziata l’esecuzione (Regolamento UE 1215/2012).  

 

3) Procedimento Europeo per le Controversie di Modesta Entità (fino a 5.000 euro) 

Scopo del suddetto procedimento è semplificare e accelerare il recupero di crediti transfrontalieri non superiori a 5000 euro, tramite moduli online, compilabili anche senza l’ausilio dell’avvocato. Alla fine della procedura, il certificato rilasciato dall’organo giurisdizionale (che deve eventualmente essere tradotto nella lingua dell’altro Stato membro) unito a una copia della sentenza, rendono quest’ultima esecutiva in tutti gli altri Stati membri dell’Unione europea senza ulteriori formalità. L’esecuzione avviene sempre e comunque in conformità delle norme e procedure nazionali dello Stato membro in cui la sentenza deve essere eseguita. 

 

4) Procedura europea di Ingiunzione di Pagamento. 

La domanda di ingiunzione compilata su moduli standard anche direttamente dall’impresa richiedente (ed anche senza l’ausilio di un avvocato) va presentata al giudice nazionale che sarebbe competente a conoscere la controversia in tutti gli Stati membri, tranne la Danimarca. L’ingiunzione è notificata al convenuto, il quale viene informato che ha la possibilità di pagare al ricorrente l’ammontare del credito, oppure di opporvisi entro trenta giorni presso il giudice che l’ha emessa.

L’ingiunzione di pagamento europea diviene esecutiva se il convenuto non si oppone nei termini. Se il convenuto presenta opposizione, il procedimento proseguirà secondo le regole processuali dello Stato del giudice che ha emesso l’ingiunzione.  È comunque possibile richiedere nella domanda di ingiunzione che il procedimento si estingua automaticamente in caso di opposizione, evitando così che si instauri un processo ordinario. 

 

5) Blocco Trasfrontaliero dei Conti Correnti  

Il regolamento (UE) n. 655/2014 relativo all’ordinanza di sequestro conservativo su conti bancari (OESC) istituisce una nuova procedura nell’ambito dell’Unione per il congelamento dei capitali detenuti in un conto bancario aperto in un altro paese dell’UE. 

Esso può essere utilizzato nelle controversie civili e commerciali, in tutti i paesi dell’UE, tranne la Danimarca, allo scopo di meglio garantire il recupero del credito. 

È possibile avvalersi dell’OESC solo nei casi transfrontalieri, in cui il conto è detenuto in uno stato diverso da quello del giudice a cui è presentata la domanda o in cui è domiciliato il debitore.  

 

Nel prossimo articolo parleremo di Come funziona il Recupero Crediti Stragiudiziale e Giudiziale.

LEX IBC assiste imprese italiane e estere nel recupero dei loro crediti. 

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