Società estera operante in Italia: l’iter da seguire

Società Estere in Italia

Per poter soddisfare le necessità del mercato italiano o del mercato europeo, molte società estere operano in Italia a vario titolo.

In questo articolo approfondiremo i requisiti e l’iter da seguire perché una società estera possa operare sul territorio italiano, sia per quel che riguarda le società aventi sede nell’UE che per quelle extra-UE.

Società straniere che operano in Italia: in che modo?

Una società estera in Italia può operare in vari modi:

Con la realizzazione di un’unità locale. Può trattarsi, ad esempio, di un magazzino per lo stoccaggio delle merci da commercializzare su suolo italiano, o di un ufficio di rappresentanza. È importante sottolineare che le unità locali, per essere tali e mantenere il trattamento fiscale a loro riservato, non devono avere le caratteristiche di stabile organizzazione. Dal 2018 il legislatore italiano ha ampliato la definizione di stabile organizzazione anche per tener conto dello sviluppo del digitale che rende sempre meno necessaria una presenza fisica da parte di imprese estere per poter operare sul territorio italiano. In ogni caso, perché non si configuri una stabile organizzazione, le operazioni svolte nelle unità locali in Italia devono essere esclusivamente ausiliarie. Altrimenti, se una stabile organizzazione sussiste, i profitti ad essa attribuibili sarebbero soggetti a imposta sul reddito di impresa in Italia.

Con la costituzione di una filiale, o branch. Tale soluzione è indispensabile per chi progetta di avere, sul territorio italiano, una stabile organizzazione (che, dunque, ha piena operatività anche su funzioni non ausiliarie) pur mantenendo la responsabilità giuridica sulla casa madre straniera. Le filiali rispondono al fisco italiano come una qualsiasi altra azienda, essendo stabili; però, la persona giuridica è e rimane estera.

Con la costituzione di una nuova società direttamente in Italia, in base alle norme italiane sulle società di capitali o di persone, a seconda del tipo societario scelto.

• A seguito della conclusione di un contratto d’appalto, o altro contratto da eseguirsi in Italia (si pensi, ad esempio, ad un contratto di costruzione e/o per l’installazione di macchinari): l’azienda estera potrà inviare in Italia i propri dipendenti e/o beni per rispettare i termini del contratto.

È importante sottolineare che ognuna delle opzioni è strettamente regolamentata e deve rispondere a degli specifici requisiti legali. Basti pensare alla differenza tra le unità locali e le filiali: stabilire con precisione il confine tra ciò che è stabile organizzazione e ciò che non lo è richiede necessariamente l’aiuto di un professionista competente in materia.

Quale iter seguire?

L’iter da seguire perché una società estera possa operare in Italia varia a seconda della provenienza dell’azienda. Come è semplice intuire, per le società appartenenti all’Unione Europea la procedura è di gran lunga più semplice; per le aziende straniere non appartenenti all’Unione Europea l’iter è leggermente più complesso e richiede anche una serie di verifiche da parte delle autorità preposte. Ad ogni modo, è importante sottolineare che non è necessario avere la residenza in Italia per poter operare sul territorio nazionale.

L’iter burocratico, se sussistono i prerequisiti, prevede la registrazione della sede al registro delle imprese italiano e la conseguente apertura di partita IVA. Perché ciò possa essere fatto un notaio italiano dovrà depositare alcuni atti, ed effettuare la verifica della legalità. Infine, la Camera di Commercio competente dovrà ricevere tutto il materiale necessario per la registrazione della società estera come operante su suolo italiano.

Società con sede nell’Unione Europea

Per poter operare sul territorio italiano, le società estere devono essere in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge di uno dei 27 Stati che compongono l’Unione Europea. In buona sostanza, l’azienda deve essere iscritta al registro delle imprese dello Stato d’appartenenza: gli atti per l’iscrizione al registro delle imprese italiano o al R.E.A. verranno acquisiti dal registro estero dello Stato membro.

Società non appartenenti all’Unione Europea

Per le società non appartenenti all’Unione Europea l’iter è meno lineare dal punto di vista burocratico. Perché l’azienda estera extra UE possa operare in Italia, è indispensabile la verifica del cosiddetto “condizione di reciprocità“. Spesso, ciò dipende dagli accordi bilaterali stabiliti tra i Paesi: la condizione di reciprocità prevede che il cittadino straniero possa godere dello stesso trattamento dei cittadini italiani, purché tale trattamento sia garantito ai cittadini italiani sul suolo della nazione straniera.

La consulenza legale e fiscale: ecco perché è importante

Come illustrato sopra, le società estere devono rispondere a dei precisi requisiti per poter operare in Italia. Inoltre, la natura dell’operatività è fondamentale per determinare il trattamento fiscale: come sottolineato poco sopra, le imprese senza profilo di stabilità (dunque, con unità locali) possono godere del trattamento fiscale della nazione di provenienza, mentre chi apre una filiale operativa no.

Stabilire con certezza la natura e la tipologia della propria attività in Italia non è semplice: perciò, è assolutamente indispensabile affidarsi a dei professionisti qualificati in materia per evitare di incappare in errori che potrebbero costare cari, economicamente parlando. Lex IBC ha gli strumenti giusti per supportare le attività di import/export di un’azienda, grazie alle solide competenze maturate in anni d’esperienza sul campo.

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